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La festa dei Teatri Invisibili
20 Marzo 2026
La Festa dei Teatri Invisibili a cura di Teatro Nucleo

Angela Tomelli e Maria Francesca Valli per il coordinamento Teatro e Salute mentale sono state invitate a partecipare al Festival dei Teatri Invisibili 13-15 marzo 2026 a Ferrara, Pontelagoscuro organizzato nell'ambito del percorso formativo Le Vie del Teatro – pratiche per la cura, l’educazione e la comunità e di Totem Stagione Diffusa di Teatro e Arti Performative 2026. E' stata questa la prima edizione di una tre giorni definita dagli stessi organizzatori “un incontro rituale e festoso dove il teatro diventa linguaggio comune, falò simbolico attorno al quale raccontarsi, mettersi in ascolto, agire insieme”. Ed è esattamente questo il clima che si è respirato durante il laboratorio della domenica, uno spazio di ricerca condivisa nato per dare voce a ciò che spesso resta invisibile: i processi, le fragilità e le domande che abitano il lavoro teatrale nei contesti di salute mentale. Hanno partecipato cittadine e cittadini in formazione o semplicemente interessati/e, attori e registi delle compagnie teatrali che fanno parte della Rete Nazionale dei Teatri per la salute mentale, tra i quali Teatro 19 – Compagnia Laboratorio Metamorfosi (Lombardia), Sfumature in Atto (Toscana), Albeschida Teatro (Sardegna). Tomelli e Valli hanno offerto un rapido excursus del percorso ormai ventennale che ha portato alla firma del Protocollo Regionale Teatro e Salute Mentale e alla costituzione della Rete dei Teatri della Salute e della Rete Nazionale che aderiscono al Manifesto TO BE.  Lo Psichiatra Antonio Gerini, una delle voci intervenute sull'esperienza di Albeschida di Carbonia, ha ricordato l'importanza di “guardarsi reciprocamente” tra compagnie, di essere visti: “quando vogliamo davvero incidere sull'esperienza del prendersi cura di qualcuno dobbiamo vedere davvero l'altro (…) il teatro nasce per essere visto, deve essere mostrato al pubblico”. Questo aspetto può essere uno di quegli aspetti vivificatori per il teatro, sottolineato anche da Francesca Mainetti regista di Teatro19 quando evidenzia nel gruppo che “ci sono dinamiche malate nel teatro” che il loro modo di fare teatro cerca di non perpetrare, come l'eccessiva selezione e la centratura sulla performance “il nostro laboratorio è aperto a tutti”. Czertok, regista di Teatro Nucleo sottolinea il ruolo straordinario del Teatro durante il processo di chiusura del manicomio Ferrarese: “il compito per il quale eravamo chiamati nel manicomio era quello di convincere una intera città che i matti non fossero pericolosi come erano sempre stati raccontati (…). Una attrice spiega che il teatro la aiuta a ridere di sé stessa, un altro sottolinea quanto sia importante per lui non interpretare personaggi troppo simili a sé stesso, poter essere altro. Un terzo attore, parlando dei propri pensieri paranoici spiega: “il teatro mi aiuta a vivere tutte le mie emozioni un po' meglio, mi aiuta a “curare” la mia immaginazione.

In questo scambio è emersa una riflessione profonda sulla bellezza: quella che nasce stando in cerchio, dove ci si scopre belli nella propria autenticità, accettando ognuno per ciò che è. Una bellezza viva, che si contrappone a quella estetica del mondo digitale, dove l'immagine finisce spesso per prevalere sull'incontro reale.

In questa intersezione tra arte e vita, il teatro diventa uno spazio di salute pubblica. Se l'obiettivo era rendere visibile l'invisibile, l'incontro di Ferrara ha dimostrato che, quando ci si guarda davvero e senza filtri, si riscopre la forza di una comunità che si riconosce nell'atto creativo e nel gesto artistico per prendersi cura dell'altro.

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Firma il Manifesto TO BE

I VALORI DELLA RETE NAZIONALE "TEATRO E SALUTE MENTALE"