
L’attesa di Vladimiro ed Estragone si consuma in un Non-luogo.
L’attesa del pubblico per godere dello spettacolo avviene in un luogo preciso, perimetralmente definito, rigidamente delimitato.
In carcere il tragitto che ti separa dall’ingresso allo spazio teatrale è un susseguirsi di passaggi sugellati dal secco suono metallico di chiavi che girano nelle toppe e ruvide porte cigolanti che si chiudono di volta in volta dietro le spalle; questi suoni fanno da sottofondo al percorso tra fuori e dentro, ritmano il processo di fusione di corpo e sensi portandoli a consonare con la dimensione di chi in un non - tempo si rapporta con un corpo estromesso dal contatto.
Il palcoscenico e la platea assumono un aspetto circolare che offre al pubblico l’opportunità di coagulare riflessioni sul significato dell’attesa e del fattivo senso da imputarne ad essa. Detenuti, attori, operatori a vario titolo ogni giorno affrontano questo tema da diverse angolature, a volte accettandolo fino a beneficiarne e riconoscendone la legittima utilità, in altre scorgendone la malignità e la durezza.
In un tempo in cui non solo le immagini ma anche i pensieri fanno i conti con la potenza egemonica dell’AI, gli attori di teatro decidono di donarsi autenticamente attraverso la narrazione e il linguaggio del corpo.
Gli attori del gruppo l’Albatro, hanno portato in scena l’opera di Beckett con aderenza filologica, attenzione e cura. Il rispetto dello scarno scenario previsto dal drammaturgo irlandese, ha consentito gli attori di far emergere tutta la loro forza e la loro intensità riempiendo gli spazi, dando voce anche ai silenzi in cui riecheggiavano sospesi e sparsi i discorsi strampalati, grotteschi, comici e a volte, privi di logica alcuna.
Al termine dello spettacolo si è tenuto un incontro aperto tra pubblico e attori, registi e tutti gli operatori in sala.
Un ringraziamento speciale va a Stefano Tè, Francesca Figini, Oxana Casolari, Alessandro Berardi, che sapientemente dal dietro le quinte hanno saputo tracciare un sottile e resistente filo in grado di infondere agli attori energie e potenza artistica.
Luca Bartoli, Giulio Ferrari, Davide Filippi, Maria Chiara Papazzoni, Antonio Congedo, Gilberto Gibellini sono i nomi degli attori che hanno portato in scena un’opera di elevata complessità con estrema naturalezza; ma ben sappiamo che la naturalezza e la spontaneità in teatro equivalgono a motivazione, svariate ore di studio e di prove.
Questo spettacolo ci ha confermato che gli attori del gruppo Albatro sono “semplicemente” attori im-pazienti di esprimere il proprio talento.
Un ringraziamento speciale a Salvatore Sofia referente per la comunicazione del Teatro dei Venti da sempre riferimento e supporto per il lavoro che il Coordinamento di Teatro e Salute mentale porta avanti.