Teatralmente Teatri della salute

DSM Bologna
Li buffoni

dal canovaccio di Margherita Costa
regia Nanni Garella
con Nanni Garella, Nicole Guerzoni, Valentina Mandruzzato, Ksenija Martinovic, Massimo Scola, Giovanni Cavalli della Rovere, Luca Formica, Pamela Giannasi, Iole Mazzetti, Fabio Molinari, Filippo Montorsi, Mirco Nanni, Massimiliano Paternò, Moreno Rimondi, Roberto Risi

luci Gigi Saccomandi, costumi Elena Dal Pozzo

regista assistente Gabriele Tesauri, assistente alla regia Nicola Berti, direttore di scena Davide Capponcelli, capo elettricista Luca Diani, fonico Giampiero Berti
scena realizzata presso i laboratori ERT da Gioacchino Gramolini, Marco Palermo, Ludovica Sitti,
Elena Giampaoli, Riccardo Betti, Lucia Bramanti

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione | Associazione Arte e Salute
in collaborazione con Regione Emilia Romagna Progetto “Teatro e salute mentale” e il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna

debutto: Teatro Arena del Sole, Bologna, 20/02/2018
durata: 1 ora e 30’

Una commedia stralunata, strampalata, scritta nel ‘600 da Margherita Costa - cantante, attrice, scrittrice e cortigiana romana. È un canovaccio di commedia dell’arte, dapprima certamente improvvisato, poi trascritto dall’autrice in una molteplicità di lingue - o meglio in vari accenti stranieri dati alla lingua italiana: una trama scarna, arricchita dai virtuosismi degli attori, che creano un panorama di personaggi «buffi, storti, nani, gobbi, scimuniti», come li definisce la stessa Costa.
Il regista Nanni Garella, ha agguantato allora, insieme ai suoi attori, quel canovaccio dimenticato dalle scene per quattro secoli e ha lavorato alla riscrittura, partendo dall’assunto di usare le varie lingue del testo (spagnolo, tedesco, turco…), in qualche modo “italianate”, trasformandole nel suono confuso che si sente in strada oggi nelle nostre città. Come sostiene Garella: «questo ci ha aperto la possibilità per far parlare i nostri personaggi, quasi tutti immigrati, in una nuova koinè linguistica: non più lingua italiana, ma appunto “italianata”. Accanto agli accenti degli immigrati stranieri, abbiamo usato le inflessioni dialettali degli immigrati interni: pugliese, napoletano, calabrese… E abbiamo scoperto, da un lato, che l’italianato è il vero suono della nostra lingua, anche quella parlata dagli italiani; dall’altro lato, che in verità nel nostro paese siamo un po’ tutti immigrati».
Ne è nata una commedia ambientata nella periferia di una città italiana di oggi, una commedia “strana”, almeno quanto la vita dei nostri giorni. I nuovi sviluppi di drammaturgia, anche nella trama, sono stati imprevedibili; e hanno costretto a una rielaborazione profonda del testo.
L’opera di Margherita Costa resta così solo sullo sfondo, come un’ispirazione: un’idea dell’Italia quale crocevia di popoli, luogo di invasioni, di intrecci di lingue e culture, che sono la nostra ricchezza.
La compagnia Arte e salute è, per sua natura, facilitata ad accogliere le diversità, a farle proprie e a trasformarle in ricchezza morale e in gioia estetica. Abituati a vivere ai confini della nostra società, nelle periferie culturali, nei ghetti dell’esclusione, questi attori sono all’avanguardia nell’interpretazione del nuovo mondo interrazziale e multietnico: il mondo futuro.

Programmazione

Programma in corso di definizione.

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