Teatralmente Teatri della salute

DSM Forlì
Esperando

con Aldo Cavina, Alessandro Valdinoci, Annamaria Cavaliere, Benvenuto Pozzi, Daniele Frignani, Davide Laghi, Elisabetta Celeghini, Franco Tomasini, Joel N'Guessan Aketchi, Laura Trolli, Loredana Milandri, Manuela Rossi, Massimiliano Ginexi, Mirella Crisci, Luca Zozzi, Stefania Fabbri

Scenografie della Compagnia Il Dirigibile

Montaggio musiche ed effetti sonori Alessandro Tiozzi e Stefania D'Angelo

Testo e regia Michele Zizzari

una produzione Compagnia Il dirigibile

Esperando è un’opera in tre atti, fortemente ironica, con fasi di esilarante comicità, ma allo stesso tempo di intensa tensione poetica e drammatica. Racconta di un’umanità che ancora si affanna, spesso in maniera confusa e senza riuscirci, per trovare un senso all’esistenza, troppe volte trascorsa in un’assurda e inerme attesa, tra millenarie contraddizioni irrisolte.
Pur saccheggiando qua e là e a piacimento l’Aspettando Godot di Samuel Beckett, l’opera è un assoluto originale. Infatti i personaggi - pur confrontandosi in una serie di dialoghi solo apparentemente assurdi e in una sequenza di azioni simboliche e paradossali (secondo lo stile tipico del teatro dell’assurdo) - affrontano con maggiore immediatezza, chiarezza e con più schietto umorismo i temi serissimi su cui l’umanità si interroga da sempre. E lo fanno con stramba e scanzonata ironia, lasciando agli attori lo spazio e il tempo per un sano e autentico divertimento da consumarsi direttamente in scena, in modo che gli spettatori e gli interpreti stessi si arrendano alla naturale simpatia dei personaggi, che finiscono per essere vissuti con compassionevole benevolenza e umana comprensione.
In Esperando i protagonisti sono Dab, Ubu e Sax (2 maschi e 1 donna), che però nei tre atti vengono interpretati da attori sempre diversi, in modo da moltiplicare i punti di vista del popolo dei disgraziati della Terra. Sono degli squinternati e buffi straccioni che vivono nell’attesa perpetua di non si sa cosa e di un agognato e allusivo Señor Buen Dìa, forse la personificazione del “giorno buono” per combinare qualcosa di positivo e di cui essere orgogliosi.
Rappresentano tre diversi aspetti dell’umanità, anche fisici.
I 3 Dab sono lo stomaco, la necessità dei bisogni primari, in primo luogo quello di mangiare, l’opportunismo egoista di chi pensa per sé e che per questo è disposto a farsi servo del più forte e a sfruttare chi vede più debole, il presuntuoso, il prevaricatore, quello che bada solo al sodo, il padre dispotico. Determinato a restare in scena fino alla fine nella convinzione di ricavarne qualcosa, si crede migliore degli altri due, che tratta malissimo e che tenta di usare e manipolare a suo vantaggio. I 3 Ubu rappresentano le gambe, il bambino, il sognatore, il ribelle, il polemico, l’immaginazione, la contraddizione, quello che non ci sta, il desiderio di partire e di cambiare. Tenta più volte di andar via dalla scena, ma viene puntualmente bloccato dagli altri. Vive pulsioni contrastanti, prova affetto per Sax ma non sa e non riesce a esprimerlo ed è in perenne polemica con Dab e anche col pubblico.
Le 3 Sax (che sono donne) sono il cuore, la sete di affetto, la curiosità, la fragilità, l’ingenuità, l’anima smarrita, la scomodità della verità, in un certo senso la parte femminile del mondo. Pone e si pone continue domande, cui Dab cerca di sottrarsi o dà risposte ciniche e perentorie. Sax vuole sapere, capire. Tenta di mettere pace tra i due che litigano e polemizzano su ogni cosa. Come Ubu vorrebbe cambiare vita e mettere fine alla loro spossante attesa, anche se dipende da Dab per il cibo e affettivamente da Ubu. Queste diverse urgenze (biologiche, psicologiche e sociali; materiali, affettive e ideali personificate nei tre) vivono in un perenne conflitto pur cercando  una sintesi disperata, ora facendo prevalere l'una ora l'altra, ma naturalmente su tutto questo incombono il potere, la realtà, le difficoltà oggettive e le dinamiche culturali e psicologiche tipiche della loro condizione e della loro personalità.
Di tanto in tanto l’azione teatrale è attraversata da immagini proiettate che illustrano i conflitti sociali e le minacce ambientali che compromettono la sopravvivenza dell’umanità e del pianeta, oltre che essere interrotta da sfrenate ballate e dall’irruzione di sgangherati musicisti e danzatori che poi spariscono nelle quinte e nel nulla, lasciando tutto come prima. Eventi caotici e passeggeri a cui i personaggi di turno in scena reagiscono come se nulla fosse accaduto.
Nel secondo atto entra in scena un certo Signor Rusco, servito da due schiavi anemici e sanguinolenti legati alla corda e sul punto di crepare. È il Potere in senso lato, la ricchezza, il privilegio, il cinismo di chi crede di avere il coltello dalla parte del manico e scatena la competizione tra i poveri per assoggettarli, anche se a volte il destino riserva brutte sorprese anche a loro.

I temi dominanti dell’opera sono l’attesa e le “attese”; il senso e le motivazioni da dare all’esperienza dell’esistenza umana, il tentativo (spesso vano e disperato) di viverla in maniera consapevole, per colmare il vuoto che a volte ci angoscia, per riempire in una maniera plausibile il tempo che ci spetta; ma non solo. Di qui il titolo Esperando che in spagnolo esprime il doppio significato di aspettare e sperare. In vita ognuno spera e aspetta qualcosa: l’amore, la fortuna, il successo, il potere, il “giorno buono” per fare chi sa cosa, la salute, la serenità o semplicemente un certo benessere. Ma al di là di tutto emerge un messaggio: forse, piuttosto che sopravvivere solo sperando e aspettando condizioni più favorevoli per fare chi sa cosa, sarebbe meglio per tutti cercare di vivere nel modo migliore possibile.

Programmazione

Programma in corso di definizione.