Teatralmente Teatri della salute

DSM Bologna
A piacer vostro

da William Shakespeare

traduzione, adattamento e regia di NANNI GARELLA

personaggi e interpreti:

Matteo Alì (Il Duca, esiliato - Federico, suo fratello, l’usurpatore), Pamela Giannasi (Rosalinda, figlia del duca esiliato), Tamara Balducci (Celia, figlia di Federico), Alessio Genchi (Orlando, figlio di Sir Rowland De Boys), Giacomo Stallone (Oliver, suo fratello maggiore), Filippo Montorsi (Adamo, servo di Oliver), Nicole Guerzoni (Paragone, buffone di corte), Luca Formica (Monsieur Le Beau, cortigiano), Roberto Risi (Charles, lottatore del duca)

nobili al seguito del duca esiliato:
Luca Formica (Amiens), Giacomo Stallone (Gentiluomo), Nanni Garella (Jacques)

inoltre, nella foresta di Arden:
Mirco Nanni (Corin, pastore), Roberto Risi (Silvio, pastore), Iole Mazzetti (Febe, pastorella), Filippo Montorsi (William, giovane campagnolo - Sir Olivier Martext, vicario del villaggio)

scenografia realizzata presso i laboratori ERT Fondazione da Gioacchino Gramolini, Riccardo Betti, Marco Fieni, Lucia Bramati, Ludovica Sitti
assistente alla regia Nicola Berti
costumi Paolo Bertinato, Elena Dal Pozzo
luci Tiziano Ruggia
suono Giampiero Berti
musiche Saverio Vita
direttore di scena Davide Capponcelli
foto Luca Del Pia

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione | Associazione Arte e Salute Onlus
in collaborazione con Regione Emilia-Romagna Progetto “Teatro e salute mentale”, Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienda USL di Bologna

in ricordo di Fabio Molinari

debutto: Teatro Arena del Sole, Bologna, 02/04/2019
durata: 1 ora e 40’

Con A piacer vostro, adattamento dell’opera di Shakespeare As You Like It, inizia il viaggio di Arte e Salute nella Foresta di Arden, un luogo di simboli, dove le strutture temporali perdono il loro potere e dove la realtà si mescola all’immaginazione. Un luogo che custodisce verità incorruttibili, che non fornisce il senso alla vita, ma semplicemente costringe i suoi visitatori a cercare e infine riconoscere la loro verità, a cui si arriva sempre dopo un percorso di errori necessari.

"Un secolo dopo la scoperta delle Americhe,» scrive Garella «nella crisi del pensiero rinascimentale, l’uomo e la natura non sono più i modelli, reciproci e perfetti, dell’ordine del mondo. Il tempo della natura e il tempo della storia sono incommensurabili; e l’utopia di un centro di gravità fra terra e cielo sembra irrimediabilmente perduta.
C’era una volta, prima di questa frattura, un luogo che generava la forma e il senso di tutti i luoghi visibili. Era sempre una città, dalla Polis di Platone alla Gerusalemme celeste di Sant’Agostino, alla Utopia di Tommaso Moro. Ma viene il tempo della città senza mura e dagli orizzonti interminabili. Vicino a questa nuova città, mondana e commerciale, dalle rovine della utopica Città di Dio cresce La Foresta di Arden.
Nel Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare, essa è un bosco notturno; ne La tempesta, un’isola; in A piacer vostro, uno specchio che rasserena le brutture di una città fosca e livida.
La foresta di Arden è una foresta di simboli. Vicina, vicinissima al percorso quotidiano degli uomini, li segue o li precede sempre di un passo, come il passato e il futuro. Basta una scossa improvvisa, una spallata a tradimento e si cadrà da giorno a notte, da veglia a sonno, da tempo storico a tempo naturale.
È dunque inutile cercare La Foresta di Arden sulle carte geografiche, perché essa è il mondo o la scena - il che del resto, per Shakespeare e gli elisabettiani, era la stessa cosa: la scena era il mondo e il mondo era la scena. Infatti tutte le atmosfere poetiche, quelle idilliache o quelle tragiche o quelle comiche trovano spazio in quel luogo a pieno titolo; e diventano spietate, concrete, quasi brutali nella loro verità, perché ogni persona o cosa in quel mondo diviene parte di una grandiosa trasfigurazione. È la trasfigurazione delle grandi illusioni rinascimentali - l’utopia filosofica, l’unità fra uomo e natura, l’ordine morale - in una saggezza amara di uomini fragili ma ostinati. È la nascita del nuovo dolorosamente cercata nel mezzo delle cose e della loro terribilità.

La scoperta del nuovo mondo rese la terra vastissima; e allo stesso tempo piccolissima di fronte all’universo. Il Tempo della Storia divenne brevissimo di fronte al Tempo della Natura, geologico, un tempo che tutto distrugge e non lascia altro che macerie. In Shakespeare pare che queste due anime del tempo - Tempo della Natura e Tempo della Storia - convivano in un Tempo del Teatro.
La Foresta di Arden racchiude e connette queste figure - o strutture - del tempo; sulla sua mappa le strutture del tempo (passato, presente e futuro) perdono la loro centralità o predominanza, esattamente come il reale perde la propria connotazione di vero, messo a contatto - o in corto circuito - coi suoi specchi fantastici, con le sue rappresentazioni.
La Foresta di Arden è il luogo degli scambi, delle metamorfosi e degli specchi. In essa, nessuna delle tre strutture del tempo è la più importante o la più vera: passato presente e futuro si toccano sulla sua mappa spaziale e si accavallano e si proiettano l’uno sull’altro. Non hanno più, come nella tragedia, il verso o la direzione del destino, che fa viaggiare i personaggi da un passato a un futuro, in tutto o in parte, conosciuti e prevedibili; o, come nella commedia, l’indeterminatezza di un eterno presente. Sono piuttosto strutture conoscitive, veri e propri mezzi - e non più fini - di ricerca della verità; mezzi mai usati prima".

Programmazione

Programma in corso di definizione.