Lo spettacolo parte dal testo“Il Gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach per interrogarsi su quale sia la vera natura che si nasconde in ogni persona al di là delle apparenze e dei ruoli in cui “ci si sente ingabbiati” e indaga sui desideri che costituiscono l'identità di ciascuno e sui limiti (percepiti come tali) che ne impediscono la realizzazione.
Tale ricerca vuole riscoprire il gabbiano spesso deriso e reietto, un po’ sognatore e un po’ profeta che è in ciascuno di noi.
Gesti, storia, coreografia e parole richiamano un movimento dialettico tra i gabbiani che volano nello stormo solo per procurarsi il cibo, e Jonathan che, stanco di quella condizione, decide di dedicarsi all’arte del volo:
rievocando voci, versi, gesti fatti e subiti dai partecipanti al laboratorio e parlando delle loro personalissime prove e difficoltà, ma anche delle loro speranze e ambizioni, gli attori hanno ricercato su se stessi e tentato di risvegliare gli altri “gabbiani”, ciechi e sordi alle potenzialità dello “svitato” che propone un’idea diversa e forse rivoluzionaria.
“Esiliando me, è a voi stessi che fate del male. Un giorno i vostri occhi si apriranno. E allora vedrete come me. Più alto vola il gabbiano, e più vede lontano. Ma voi gabbiani lì, dalle vostre parti, non vi levate quasi da terra, state sempre a schiamazzare e far baruffe fra di voi. Siete lontani mille miglia dal cielo!