Il cortile delle storie sospese è una narrazione a più voci, un collage di storie, una dietro l'altra, ognuna con la sua particolarità, la sua voce, la sua stramberia, la sua urgenza o la sua drammaticità, storie che si fa fatica a tenere insieme, storie pendenti, sospese come i lenzuoli, apparentemente slegate, ma legate invece al fragile filo della narrazione collettiva, che trova luogo nello spazio-tempo dell'umana esperienza, che tutte le comprende.
Siamo nel cortile di un vicolo, di un palazzo, di un condominio o di una piazzetta; un'area circondata da finestre e lenzuoli di vario colore appesi a una corda sostenuta da forcine improvvisate, come si usa negli spazi comuni dei quartieri popolari.
Uno spazio che è metafora di quella comunità ristretta che immediatamente ci circonda, che è più prossima a noi: la famiglia, il gruppo degli amici più intimi, il bar, la piazzetta, il luogo di lavoro o il centro diurno dove ci si incontra quasi tutti i giorni. E, allo stesso tempo, uno spazio-comune come metafora della comunità umana in senso più generale: la città, la società, il proprio Paese, il villaggio globale. Un'umanità attraversata da buoni e cattivi sentimenti, da altruismi e da egoismi, da sogni, paure, amori e guerre.
Ma soprattutto uno spazio-comune che è metafora di quel luogo ideale della condivisione, dove tutti possono raccontare e raccontarsi, oltre ogni reciproca diffidenza, oltre ogni stranezza, con la propria inimitabile originalità, oltre il pregiudizio e la paura, oltre le differenze e la difficoltà del confronto. In quello spazio dove ognuno è libero di portare la sua storia e la propria follia: il Teatro.