
Da anni osserviamo, nella pratica clinica, come la partecipazione ad attività teatrali possa accompagnare i percorsi di cura delle persone che seguiamo. Ma cosa succede davvero, nella vita quotidiana di chi calca il palco, quando il sipario si chiude?
Per rispondere a questa domanda, un gruppo di lavoro dei CSM di Forlì e Rimini ha condotto un'indagine qualitativa, intervistando 20 utenti diventati attori nei laboratori teatrali "Il Dirigibile" e "Alcantara Teatro", e confrontandoli con un gruppo di controllo di 20 utenti in cura presso gli stessi servizi, ma non coinvolti in attività teatrali.
Le interviste hanno esplorato l'adeguatezza dei ruoli sociali, l'empowerment, le strategie di coping e i cambiamenti percepiti nella vita di chi ha attraversato l'esperienza teatrale, confrontandoli con il vissuto di chi ha seguito altri percorsi riabilitativi.
I risultati mostrano un quadro di benessere sostanzialmente equivalente tra i due gruppi, ma con alcune differenze significative: chi ha fatto teatro per anni racconta una maggiore rete sociale, una più marcata capacità di raccontarsi e di riconoscersi in ruoli sociali positivi, spesso senza legarli necessariamente a un lavoro o a una performance. Il teatro emerge così non come alternativa "leggera" ai percorsi riabilitativi più intensivi, ma come una via efficace, sostenibile ed economicamente vantaggiosa per la stessa Azienda Sanitaria, per accompagnare processi di recovery, riappropriazione di sé e partecipazione alla comunità.